Riccardo Zangirolami: il più giovane direttore d’orchestra di Sanremo

Finita la bellissima esperienza di Sanremo, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Riccardo Zangirolami, 23enne di San Giuliano Milanese e il più giovane direttore d’orchestra ad aver calcato il palco dell’Ariston. Un talento precoce che ha aperto la prima serata dell’ultimo Festival di Sanremo con Gaia ed Rkomi, portando una ventata di freschezza in un contesto tradizionalmente dominato da bacchette più stagionate.
«Era stata una cosa molto fresca, spero, anche da vedere e da sentire. Però non nascondo che l’adrenalina era altissima,» confessa Zangirolami ripensando a quel momento, carico di responsabilità e aspettative.
La sua storia è quella di una passione nata giocando con il pianoforte di famiglia. «Da piccolo avevo il pianoforte a casa perché era quello che usava mio papà. Andavo spesso lì e mi chiedevo qual è il segreto per rendere i suoni belli – racconta con la stessa meraviglia di quando, bambino, si nascondeva sotto lo strumento – perché l’impatto sonoro è ancora maggiore, sembra una cascata di suoni».
In un mondo dove la musica è spesso vista come materia secondaria, Riccardo Zangirolami insiste sull’importanza dell’educazione musicale: «Come si studia l’alfabeto e i numeri, allo stesso modo si dovrebbe studiare il pentagramma. L’educazione musicale è trattata con poco rispetto, ma fa parte dell’universo, è energia».
Il suo percorso rappresenta la perfetta sintesi tra formazione classica e sensibilità contemporanea, abbattendo le barriere di genere: «La musica è stata incasellata in generi da non si sa bene chi, ma ce ne sono solo due tipi: quella bella e quella brutta, quella fatta bene e quella fatta male».
Dopo Sanremo e l’esperienza alla Notte della Taranta, Zangirolami continua la sua collaborazione con Shablo e si dedica a progetti personali come la stagione di musica del cinema al Teatro Belloni, il teatro d’opera più piccolo al mondo, dove suona i suoi arrangiamenti di colonne sonore.
«Mi preparo a un concerto con la serietà e la precisione di uno scienziato, ma quando sei sul palco devi fare una performance con la sensibilità di un poeta», conclude, condensando in una frase la sua filosofia artistica dove rigore e ispirazione convivono in perfetto equilibrio.